Extra scholam nulla salus?

Foto di Antonio Vigilante*
A: Bisogna finirla con l'extra scholam nulla salus. Credere che solo attraverso la scuola di diventi pienamente umani vuol dire considerare limitatamente umani tutti coloro che non sono stati a scuola, o ne sono usciti anzitempo; significa squalificare come inferiore e disumana qualsiasi cultura che si distacchi da quella scolastica, vale a dire dalla cultura della classe sociale al potere.

B: Ma a cosa approda questo discorso? La scuola non è necessaria, dirai; e lo dirai prima di tutto a quelli che la scuola non l'amano - vale a dire ai non borghesi. Dirai loro che non serve venire a scuola, che la vita è piena di occasioni formative, che si può imparare ovunque e che quella scolastica non è che una delle culture possibili. In questo modo avrai espulso dalla scuola tutti i figli dei proletari, ed avrai restaurato la scuola d'élite, che è il sogno della destra.

A: Di che cosa ci preoccupiamo, esattamente? Io mi preoccupo della formazione dell'uomo e della donna. Tu, mi sembra, ti preoccupi del successo. Le due cose non coincidono. La scuola si presenta come una via per il successo, ed al tempo stesso pretende di essere una istituzione che educa. Io dico che diventare pienamente umani è una cosa che non ha a che fare con il successo. Quale successo, poi? Dalla scuola escono poche persone che diventano la classe dirigente (che accoglie, però, anche persone che non hanno studiato: ed in misura sempre maggiore); molti di più sono quelli che diventano impiegati dello Stato. E' questo il successo? E' questa la vita desiderabile per un essere umano? E' questa una vita degna di essere vissuta: passare anni ed anni seduti ad un banco, per poter poi occupare una sedia in un ufficio? E' questa la salvezza?

B: Non potrai negare, però, che a scuola passa molta cultura vera: cultura che non appartiene solo alla classe borghese. Stare seduti ad un banco per ore è una tortura, lo concedo. Ma nel chiuso di un'aula è possibile aprire la mente ai più alti sistemi filosofici, aprire il cuore alla poesia più vera. Mozart e Beethoven, Goethe e Saffo, Montaigne e Spinoza sono solo cultura borghese? E non ti sembra che un essere umano perda qualcosa, se non ha la possibilità di accedere all'arte, alla poesia, alla musica, alla filosofia?

A: Proprio perché queste cose sono belle ed importanti - ma non sono le uniche cose belle ed importanti -, la scuola è il posto peggiore per incontrarle. Non c'è contrasto più forte, che quello tra la bellezza della poesia che si studia a scuola e lo squallore della scuola stessa. Il contrasto è tutto a svantaggio della poesia: che, come se non bastasse, viene poi ulteriormente umiliata dall'analisi stilistica, dalle infinite e noiosissime operazioni sul testo, dalla necessità di imparare a memoria una certa quantità di nozioni per superare poi una verifica ed ottenere un buon voto. Nulla viene gustato, di queste bellezze; tutto è solo materia inerte che serve ad ottenere successo.

B: Se è così, allora basteranno alcuni aggiustamenti, per rendere sensata la scuola. Basterà rendere meno squallidi gli ambienti scolastici e meno deprimenti i metodi.

A: Sono cambiamenti auspicabili, ma non sufficienti. Fino a quando si andrà a scuola per ottenere un diploma, tutto quello che si studierà sarà soltanto un mezzo: nulla di più. Fino a quando si andrà a scuola per ottenere un diploma, nulla verrà studiato con interesse. Mancherà la premessa stessa di qualsiasi lavoro educativo: l'interesse, appunto.

B: Non credo che sia possibile riformare la scuola in modo tale da avere studenti realmente intreressati. Fino a quando esisterà la scuola, vi saranno studenti annoiati, che passeranno le mattine a studiare cose per le quali non hanno il minimo interesse. Per abitudine, perché costretti dai genitori - o nella speranza di una sistemazione futura.

A: Dici bene: fino a quando esisterà la scuola.

* Nella foto: la cattedra della mia classe quarta. Con la pedana. Nonostante tutta la pedagogia del Novecento.

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