Le mucche si sono estinte

La mucca come oggetto industriale
Vorrei considerare brevemente una obiezione al vegetarianesimo che mi è stata avanzata recentemente da un collega, docente di scienze naturali. L'obiezione è così formulata: 

Se si diffondesse il vegetarianesimo, molte specie animali - quelle attualmente sfruttate per scopri alimentari - si estinguerebbero. Gli asini, ad esempio, erano quasi estinti; stanno ricominciando a diffondersi da quando si è tornati a mangiare la loro carne e bere il loro latte.

Mi pare che a questo argomento si possa replicare con quattro controargomenti.

1. Cosa vuol dire che una specie non si è estinta? Quando una specie esiste? Richiamiamo alla mente la situazione del film Matrix: gli esseri umani sono sfruttati dalle macchine come semplici fonti di energia, chiusi ed immobili in distese sterminate di baccelli. Si può dire, in quel caso, che la specie umana esiste ancora? E' lecito dubitarlo, poiché un essere umano non è una batteria. Lo stesso vale anche per gli animali. Il criterio generale è: un essere vivente non è una cosa. Quando viene ridotto a cosa, semplicemente non esiste più come essere vivente. Le mucche ed i polli ridotti a cose dal sistema industriale non esistono più come mucche e polli. Si sono estinti. 

2. Esistono molte specie animali che sono al di fuori del sistema di sfruttamento industriale, senza per questo essere a rischio di estinzione. Non esiste dunque (per fortuna) alcun nesso essenziale tra la mancanza di sfruttamento industriale e l'estinzione di una specie vivente.

3. Se si diffondesse il vegetarianesimo fino al punto di smantellare il sistema industriale di sfruttamento degli animali, si diffonderebbe con esso anche la sensibilità ecologica che ne è alla base. E dunque si tutelerebbe la biodiversità e si difenderebbero le specie a rischio di estinzione.

4. Chi è vegetariano non lo è soltanto perché ama gli animali e vorrebbe liberarli dallo sfruttamento, ma anche perché il sistema industriale di sfruttamento animale è tra le cause principali a) della mancanza di cibo sufficiente per tutti gli esseri umani, b) della compromissione dell'ecosistema. In genere chi si preoccupa di questi due aspetti è anche sensibile alla salvaguardia delle vite animali; tuttavia l'eventuale estinzione di specie animali non è un argomento valido contro i punti a) e b).

3 commenti:

  1. perchè l'uomo non si è estinto? perchè ci sono le guerre che hanno riequilibrato il tutto.
    quando si scomparirà l'uomo sulla terra? quando diventeremo troppi, e non manca cosi tanto, per il semplice motivo che non ci saranno risorse per tutti, lavoro per tutti e soldi per tutti.
    la stessa cosa vale per gli animali, se non ci fossero gli allevamenti e di conseguenza i macelli, oggi saremmo invasi da animali, che come noi necessitano di mangiare e bere.
    A tutto serve un equilibrio, e l'uomo, anche se cosi non sembra, è l'unico essere vivente che puo controllarlo, nel bene o nel male

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  2. A dire il vero sono gli allevamenti che hanno moltiplicato all'inverosimile il numero di certi animali, come mucche e maiali. Il numero di animali uccisi ogni anno supera i cento miliardi.

    Proprio perché serve un equilibrio, è necessario il vegetarianesimo. E' l'unico modo per liberare risorse alimentari per i tre miliardi di abitanti poveri del pianeta. A meno che non si proponga come alternativa di sterminarli con qualche guerra benefica. Ma in questo caso non parlerei di equilibrio.

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  3. Ma anche gli umani si sono moltiplicati oltre il lecito. Ed è la sovrappopolazione umana, la causa principale dell'esistenza di tre miliardi di poveri. Va bene diffondere il più possibile il vegetarianesimo, ma laddove c'eè sovrappopolazione il rischio di sfruttare oltre la capacità di carico le colture mondiali è quello di accrescere ulteriormente la miseria. L'uomo deve diminuire di numero, per il suo bene. Naturalmente senza stermini o guerre. Basta una sana politica di controllo delle nascite. Ma nessuno ne vuole sentire parlare. Meglio continuare a illudersi che il rimedio sia il vegetarianesimo o la decrescita felice.

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