Attraversamenti

Una Alternativa nella Scuola Pubblica


Insegno ormai da circa vent'anni. Quando ho cominciato ad insegnare nelle aule c'erano solo le lavagne di ardesia, i computer erano solo in aula informatica ed i registri erano rigorosamente cartacei. Oggi in ogni aula ho il computer e la lavagna elettronica. Per il resto, mi pare che non sia cambiato granché. Dopo vent'anni, continuo a vedere la scuola con lo sguardo perplesso di quando facevo supplenze di italiano alla "Foscolo" o al "Rosati" di Foggia. La scuola continua a sembrarmi una istituzione fondata su basi profondamente errate, che occorre ripensare da capo, con il coraggio delle grandi decisioni - o della disperazione. E giorno dopo giorno cerco di affrontare il problema di darle qualche senso in una società nella quale è sempre più facile fare a meno della scuola.
Tre anni fa ho cominciato ad insegnare al "Piccolomini" di Siena, la mia scuola attuale (la mia scuola, spero, per un bel po' di tempo). Una mattina incrocio Fabrizio Gambassi, collega di italiano, all'uscita da una seconda (una classe 2.0: ora si parla di classi 3.0) che abbiamo in comune. Noi docenti facciamo tanti incontri per parlare di faccende più o meno burocratiche, dice Fabrizio, ma non ci incontriamo mai per discutere di quello che davvero conta: come facciamo scuola. Concordo. Perché non farlo? E perché non farlo anche con gli studenti? Lo facciamo, ed è il primo inizio di una riflessione, di una ricerca comune che oggi consegniamo ad un volume scritto a quattro mani: Alternativa nella Scuola Pubblica. Quindici tesi in dialogo (Ledizioni, Milano). Un libro che nasce da un lungo confronto con docenti, studenti, genitori, persone che si occupano a vario titolo di educazione, e che vorrebbe essere, con le sue tesi, il testo di riferimento di un movimento di cambiamento dal basso della scuola. Alla "Buona Scuola" ministeriale, alla scuola capovolta di certe confuse sperimentazioni ed alle rivendicazioni della scuola tradizionale contrapponiamo una idea di scuola che ha le basi nella pedagogia critica, da Paulo Freire a Danilo Dolci: una scuola nella quale si costruisce una democrazia sostanziale; e poiché il dialogo è l'essenza della democrazia, mette al centro non lo schermo del computer né quello della lavagna elettronica, ma la parola viva, dialogica, ed il volto dell'altro.
Trovate tutto nel sito www.alternativascuola.it




Sotto al ponte

Sotto al ponte ci son tre bombe
e due ragazzi passano parlando ad alta voce
uno dice di Marx, l'altro dei Van Halen
e non vedono il lupo né le bombe.

Sotto al ponte ci son tre bombe
mio-tu che al fianco m'inesisti, lascia stare
per l'amore c'è tempo, ascolta adesso
sotto al ponte i due parlano
poi uno dei due prende la chitarra e suona
One dei Metallica e l'altro ascolta, e gli piace
ed è quasi felice, e non sa del lupo né delle bombe.



Non è nulla

Versare il mio sangue è ormai lecito a tutti,
senza taglione o riscatto.
Nezami, Leyla e Majnun, Adelphi, p. 38.

Lascia stare
non scoccare
la tua freccia
zitto e ascolta
non è un cervo
né una lepre
che si muove
tra i cespugli
forse è un uomo
o forse no.

Proprio qui proprio qui proprio qui passa
lombrichi cavallette scarafaggi
proprio qui passa il filo luce corda
rospi serpenti bestie della terra
qui passa la catena che ci tiene
animanti del cielo uccelli teneri
qui sotto al cuore passa la catena
la rete che ci spinge e ci trascina
insieme vivi insieme morti insieme
sofferenti gioiosi schiavi liberi.


L'altro Gandhi


Il 30 gennaio del 1940 - settant'anni fa - Mohandas Karamchand Gandhi veniva ucciso dal suo ex-seguace Nathuram Godse. E' uno dei pochissimi leader politici del Novecento in grado di essere ancora oggi punto di riferimento e fonte di ispirazione per molti; una figura che incarna al tempo stesso l'uomo buono ed il rivoluzionario, l'ascesi e l'impegno, la felice contaminazione di etica e politica. Naturalmente, dietro ogni icona c'è un uomo che le assomiglia solo in parte. E svelare le contraddizioni dell'uomo Gandhi è un gioco facile: lo fa, buon ultimo, Pramod Kapoor nel suo Gandhi. La biografia illustrata (Mondadori Electa). Meno frequente è che qualcuno sveli, invece, le contraddizioni teoriche di Gandhi, i problemi aperti del suo pensiero, e magari anche le cose inaccettabili. Nel nostro paese gli studi su Gandhi sono pochissimi, e quei pochi spesso non sono fondati su una conoscenza adeguata del contesto indiano. Nella raccolta più diffusa di scritti gandhiani - Teoria e pratica della nonviolenza, curato da Giuliano Pontana per Einaudi - Gandhi appare come un pensatore che affronta i temi politici e sociali partendo dal riconoscimento del valore dell'individuo, ed assegnando "grande valore allo spirito critico, all'autonomia di giudizio e conseguentemente al rifiuto di ogni autorità che non sia quella della ragione e di quella che egli chiama 'la voce interiore' (the inner voice)" (p. LXXXI). E' una interpretazione rassicurante, che fa di Gandhi un nostro prossimo, ma che ignora la differenza gandhiana.


Anmar

Qualche mese fa, un po’ per gioco e un po’ per noia, come si dice, ho cominciato a progettare un sistema di scrittura personale, che avesse il vantaggio della velocità e praticità, per prendere appunti in modo più efficace e al tempo stesso renderli incomprensibili agli altri (per quanto, come mi ha fatto notare più di uno, la mia grafia sia di per sé quasi illeggibile). Dopo diversi tentativi venne fuori un sistema abbastanza efficiente, ma poco elegante. E poiché per me l’eleganza è importante, l’ho limato gradualmente, fino a giungere ad una scrittura totalmente diversa: meno pratica, ma molto meno brutta. Il risultato si chiama Anmar, che viene da Antonio-Martina. Martina è mia nipote, ed è l’unica persona cui lo abbia insegnato; il nome è stato scelto da lei. Al momento serve per i miei appunti, per il mio diario e per la nostra corrispondenza Siena-Foggia.
Eccolo:




La vita oltre la morte

C'è vita dopo la morte?, mi chiedi.
Certo. Quando tu sarai morto, tutto continuerà ad andare esattamente come prima: ci saranno fiori in primavera e neve d'inverno, si costruiranno ponti e muri, si verseranno molte lacrime e ci saranno molte risate.
Ma io non ci sarò, non sarà la mia vita, dici.
Esatto. Non sarà la tua vita: ma sarà vita. La vita oltre la tua vita. La vita oltre te. E tu vincerai la morte, se vivrai fin da adesso in quella vita che non è la tua vita. In quella vita che non è te.


Rumi, lo Zen e il lupo

Un leone, un lupo e una volpe vanno a caccia insieme. Catturano e uccidono un bue, una capra e una lepre. Al momento di dividersi le prede, il leone chiede al lupo di attribuire a ciascuno la sua parte. Il lupo attribuisce al leone il bue, poiché è più grande, a sé stesso la capra e alla volpe la lepre. Ma il leone non è d'accordo: e sbrana il lupo.
A questo punto del racconto Jalal alDin  Rumi - stiamo parlando del Mathnawi - introduce una delle sue frequenti, deliziose digressioni. Eccola:

آن یکی آمد در یاری بزد ** گفت یارش کیستی ای معتمد
گفت من، گفتش برو هنگام نیست ** بر چنین خوانی مقام خام نیست‌‌
خام را جز آتش هجر و فراق ** کی پزد کی وا رهاند از نفاق‌‌
رفت آن مسکین و سالی در سفر ** در فراق دوست سوزید از شر
پخته گشت آن سوخته پس باز گشت ** باز گرد خانه‌‌ی همباز گشت‌‌
حلقه زد بر در به صد ترس و ادب ** تا بنجهد بی‌‌ادب لفظی ز لب‌‌
بانگ زد یارش که بر در کیست آن ** گفت بر درهم تویی ای دلستان‌‌
گفت اکنون چون منی ای من در آ ** نیست گنجایی دو من را در سرا

Uno andò a bussare alla porta di un amico. L'amico chiese: "Chi sei; sei degno di fiducia?"
Egli rispose: "Io". L'amico disse: "Vattene; non è il momento di entrare: ad una mensa come questa non c'è posto per una persona immatura."
Chi cuocerà ciò che è crudo, se non il fuoco dell'assenza e della separazione? Chi lo libererà dall'ipocrisia?
Il pover'uomo se ne andò, e durante un anno di viaggio e di separazione dal suo amico, fu arso dalle fiamme.
Bruciato, si consumò; allora ritornò e ricominciò a camminare avanti e indietro davanti alla casa del suo compagno. Bussò alla porta con infinito timore e rispetto, temendo di lasciarsi sfuggire dalle labbra una parola irrispettosa.
Il suo amico gli chiese: "Chi è alla porta?" "Sei tu, alla porta, ammaliatore di cuori."
"Adesso - disse l'amico - poiché tu sei me, entra, tu che sei me stesso; nella casa non c'è posto per due 'io'". [Jalal alDin Rumi, Mathnawi, libro I, 3070, traduzione di Ganbriele Mandel Khan, Bompiani, Milano 2016, pp. 305-306. Testo farsi qui.]