Attraversamenti

Blog di Antonio Vigilante

La cultura del disprezzo

Ragazzini che prendono a botte un anziano disabile a Manfredonia; altri, appena più grandi, che sulla statale 16 aggrediscono con spranghe delle ragazze rumene, una delle quali incinta. Senza pietà, senza umanità.
Sarebbe un grave errore trarre da queste notizie di cronaca - molte altre se ne potrebbero aggiungere - conclusioni generali sugli adolescenti ed i giovani di oggi. Chi come me lavora ogni giorno con i ragazzi sa che, per fortuna, ancora moltissimi ragazzi sono capaci di empatia, di rispetto, di attenzione per l'altro. E tuttavia sarebbe un errore non meno non interrogarsi su questi segnali di disumanità.
I due ragazzi arrestati per l'aggressione alle ragazze rumene hanno un profilo su Facebook. Uno dei due ha mostra il bicipite tatuato nell'immagine di copertina. Nell'immagine del profilo ha una camicia generosamente aperta sul petto che mette in mostra un grande crocifisso; occhiali enormi, come si usano adesso. In una delle foto è in posa accanto ad un cartello con una scritta in dialetto che traduce così: "Più mi guardi e più in grasso". La sua precedente immagine di copertina, ancora visibile sul profilo, immortalava un ragazzo col cappuccio che punta una pistola. Tra le informazioni si legge: Studia presso La Cattiveria; precedentemente: La Strada e ladro.
L'altro ragazzo nella foto del profilo è in posa da pugile. Anche lui ha studiato presso la strada (questa volta con la minuscola). Sul profilo gli amici lo sostengono dopo l'arresto. Una ragazza scrive: "fai subito a uscire che dobbiamo fare altre stronzate insieme".

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Dobbiamo proprio rileggere Pirsig

Robert M. Pirsig
Mi sto convincendo che la via migliore per uscire dal pantano in cui è caduta la scuola pubblica sia quella di non rilasciare più alcun titolo di studio e di non mettere più voti. A scuola il voto, che dovrebbe essere un mezzo, diventa il fine. Non si viene per imparare, ma si impara (per lo più: si fa finta di imparare) per avere il voto. E poi il diploma. Di qui il mercanteggiare sulle pagine da studiare ("professore, toglieteci questo e quest'altro"), le piccole furbizie, gli imbrogli veri e propri. Di qui l'imparare a memoria. Di qui la scuola trasformata in qualcosa di indefinibile - una triste ed inutile eterotopia.
Discuto di questa idea con alcuni colleghi nel newsgruoup it.istruzione.scuola. Una collega con cui molti anni fa ho discusso a fondo di molte cose commenta: "Comunque dobbiamo proprio rileggerci il Pirsig". Non colgo il riferimento, finché lei non prosegue con la citazione:

Il più grosso problema dello studente è una mentalità da mulo, inculcatagli da anni di politica del bastone e della carota. L’abolizione dei voti e dei diplomi non si propone di punire i muli o di liberarsi di loro, ma di creare un ambiente in cui ogni mulo possa trasformarsi in un uomo libero.

Così tornerebbe alla nostra scuola senza voti e senza diplomi, motivato questa volta non dai voti ma dalla conoscenza. Lo stimolo a imparare gli verrebbe dal di dentro. Sarebbe un uomo libero. Non avrebbe bisogno di disciplina per la sua formazione, anzi, se i professori dei suoi corsi non si impegnassero a dargli quel che cerca sarebbe lui a metterli in riga con qualche domanda fuori dai denti. 
Ho letto Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta quasi dieci anni fa; lo ricordo come un bel romanzo di viaggio con fastidiose velleità filosofiche. Vado a controllare la mia edizione. Il passo citato è a pagina 196 (l'edizione è Adelphi), ed è ovviamente sottolineato.
A quanto pare sì, bisogna rileggere Pirsig.

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